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lunedì 29 agosto 2016

Ombre di Flusso

Non è che non voglia, sarebbe sbagliato pensare una cosa del genere.

E’ che non so a cosa possa portare tutto questo, e lo so che non serve a nulla fasciarsi la testa prima di essersela rotta e cose così, ma conosco il rapido susseguirsi di paesaggi sempre meno stranieri che osservo con occhio spento attraverso vetri spessi e sporchi delineando un quadro opaco al di là di questi,  e saranno questi dettagli e nient’altro che  in un domani potrebbero farmi pensare a questi momenti come ad un sogno effimero e indefinito. Con la schiena poggiata alla meno peggio contro la parete, perso in un apparente stato di tranquillità senza scompensi, cercando di ignorare tutte le domande che si affollano dentro, che ti fanno invertire il flusso del sangue.


E davanti a me la strada, con le luci che vanno e vengono da lampioni vecchi di cinquant’anni, la mia ombra che ad intervalli irregolari mi accompagna nel cammino, perso fra pensieri a cui non riesco a dare un senso preciso.


Il gusto della vittoria appena conquistata è un sapore effimero, capisci? Col tempo viene fiaccato dal cielo grigio, il sole incerto, l’aria rarefatta. E dalle attese.

Ed i silenzi, in ambienti così grandi e vuoti che dubiti della loro utilità. Ti trovi lì, a sbirciare trasversalmente i titoli di prima pagina del quotidiano che sta leggendo qualcuno che è lì di passaggio. Oppure ascolti la tua musica silenzioso e incerto, cercando un quattro quarti adatto a decodificare le sensazioni di assoluta incertezza che provi in quel momento. Ma guai a chiamarla paura.

E poi, sai dirmi con precisione quanto potrà confortarmi un sorriso, mentre ti vedo attraversare la mia vita con la rapidità di un colpo di vento, per poi scomparire per sempre, o magari solo per un po’ di tempo, ma che a volte sa essere ancora più definitivo di un addio.

Perché i ritorni non sono mai delle copie fotostatiche di quello che era prima, e magari potresti non gradire la mia predisposizione dei mobili, forse a me non piacerà più la tua carta da parati. E la più consumata delle routine può diventare come un rastrello lungo la schiena, fino ad acquisire la consapevolezza che forse quelle stelle lassù in cielo non brillano per noi, probabilmente attraversano il nostro cielo con una indifferenza a tratti quasi divina, e l’entusiasmo di far parte di un fantastico puzzle colorato di cui potevo essere il pezzo mancante rapidamente sfuma via, fino a diventare una nube di fumo che si dissolve nell’aria e si trasforma in nulla, come il fiato che fuoriesce dalla bocca di fumatori incalliti.


Sai, spesso percorrere una strada troppe volte è come non averla percorsa mai.


Per cui, fammi accendere questa sigaretta, lascia che la flebile fiamma ci conforti, giusto l’attimo necessario affinché i nostri sguardi, i nostri pensieri, le nostre vite convergano in un denso amalgama, fatto di scelte sbagliate e parole solo sussurrate.


Per quanto lungo, sarà sempre e solo un attimo.





lunedì 25 luglio 2016

E oltre la linea, nessuno.

Cercare l’armadietto dei liquori è impresa assai ardua al buio. L’unica luce che attraversa la stanza proviene dalla persiana scheggiata, ma gli sbiaditi raggi lunari non rendono di certo più rapida la ricca.
L’estate ha colto di sorpresa chiunque stesse pensando ad altro. Improvvisa come il balzo di un grillo, rende più moviolistici i movimenti e ti costringe e bere un Captain Morgan on the rocks, sebbene tu sia un purista del whisky liscio.  
Bè, non del tutto. A pensarci bene nemmeno ti piace poi così tanto, il Captain Morgan. Eppure è l’unica cosa che le tue dita cieche han rinvenuto nell’oscuro armadietto. Per cui bevi, centellinando il liquido e facendone accettare al palato l’ostico sapore.
Non è l’unica cosa che devi imparare ad accettare, probabilmente. Anche se hai smesso di chiederti se ne sarai in grado. Di strada ne hai già fatta tanta e si vede, però per uno come te non è mai abbastanza. Non pensi mai ai chilometri divorati, ma pensi a quelli che rimangono da fare. Approccio magari anche lodevole, se non fosse che non hai la più pallida idea di quanti ce ne saranno ancora da percorrere e la cosa ti fa chiedere se mai ce la farai. Questo ti porta a voltarti indietro una volta di troppo, e a volte la frustrazione può lasciar posto allo sconforto.
Si potrebbe dire che la vita è scandita dalle conquiste, ma sarebbe una cazzata.  Sei convinto che la conquista è solo un episodio, e se viene decontestualizzata da quello che veniva prima e da quello che succederà dopo non ha alcun significato. E tu questo lo sai bene.
Per te la vita la disegnano le guerre, i conflitti. E non solo quelle tracciate con la baionetta o il fucile, quando parli di guerre intendi scontri a tutto tondo, che siano per la libertà della propria terra, per far votare le donne o per sederti sulla poltrona davanti al televisore. Hai sempre ritenuto che i libri di storia contenessero per lo più cronache di guerre, date che hanno portato il mondo in una direzione piuttosto che in un’altra. Quante pagine i libri di scuola hanno dedicato a quella battaglia? E quante invece a quel ritrovato della scienza, a quel vaccino oppure a quella importante innovazione scientifica?
E’ così che va e non deve piacerti per forza. Devi solo accettarlo. Perché se non lo fai vivi nelle illusioni, perché pensarla diversamente ti farebbe affogare con la faccia nella polvere, diventando infine uno sbiadito ritratto di tutto ciò che non vorresti e non dovresti essere.
Non esiste predestinazione, non esistono circostanze convergenti, non c’è nessun filo che lega fra loro gli eventi se non quello che decidiamo noi di creare.

Adesso la notte è piombata completamente su di te. Bevi il tuo Captain Morgan e la bevanda ti rinfresca, ma il ghiaccio ormai sciolto ne ha diluito il sapore, rendendolo irriconoscibile e, se possibile, ancora più indigesto.


giovedì 14 luglio 2016

Ultima - mente.


Tutto gira, evoluzioni di un mondo che non conosce sosta.
Eppure, in tutto questo perpetuo divenire, qualcuno ha bisogno di fermarsi, anche solo per un attimo. Seduto, fermo, gli occhi socchiusi  a fissare la televisione senza audio. Da questa prospettiva, quelli che si muovono all’interno dello schermo sembrano degli scalmanati colorati che si sbracciano senza un reale perché.
Se si osserva fuori dalla finestra, la visione filtrata attraverso i vetri del paesaggio che si trova oltre le mura ne esce deformata, e quello che si prospetta oltre il davanzale è un paesaggio in cui la foschia notturna sembra quasi delineare un linea rossa parallela al terreno, intorno alla quale le abitazioni sparse disordinatamente tutt’intorno ricordano un coro greco che intona una maledetta litania che tende a ripetersi ossessivamente.
Le strade potrebbero essere ammantate da un sottile velo di pioggia che come un miserabile velo di rimpianti si poggia sulle coscienze di quanti già sono caduti nel gentile e invitante sonno notturno.
Potrebbe essere il momento ideale per la ponderazione di ciò che è stato, momento ideale per scuotere i paludosi labirinti di un cervello incapace di archiviare le battaglie importanti, indipendentemente se abbiano portato ad una decadente sconfitta oppure ad una memorabile vittoria.
Perché, alla fine, non esiste sconfitta che non venga irradiata da un seppur labile raggio di sole, che fiaccamente si fa spazio tra solchi di nuvole; nessuna vittoria è stata raggiunta, senza che le spade non siano state battezzate dal sangue.
Sfumature. Come il fumo che lentamente satura l’aria circostante, come il lieve spirare del sole al tramonto, come il sorriso di chi si ama in mezzo ad un folla di nessuno.
In fondo, può essere una sfumatura il cercare necessariamente delle colpe per eventi spiacevoli, dei quali forsennatamente disconosciamo ogni paternità; tuttavia, quando qualcosa finisce, quando una catena si spezza e ne assistiamo alla contestuale nascita di un’altra che rappresenta il nostro triste fardello di miseria, non esistono colpe, non esistono meriti. Non esistono assoluzioni, così come non esistono condanne. Anche se non ci sembra vero, anche se sollevando la maglia troviamo una ferita che non si è mai del tutto rimarginata, rimanendo un cratere di sangue e pus, un appestato monito di certezze che fondamentalmente non sono mai state davvero tangibili.
Può darsi che, attraversando dei labirinti creati dalla nostre presunzioni di consapevolezza, il nostro cervello ne sia uscito deframmentato, il nostro cuore inaridito; ma questo non ci rende automaticamente migliori, non ci rende propriamente dei reduci. Non si può essere guerrieri solo al momento di contare le cicatrici.
Ora è troppo tardi per piangere per le tempeste che ci hanno colti impreparati, è troppo tardi per qualsiasi cosa, tranne che per impedire che un sinistro lascito resti agganciato alle nostre caviglie mentre andiamo oltre.
Possiamo cavalcare l’onda, prendere questo luminoso buio e farci avvolgere dal suo tepore, renderlo il nostro mantello.
Ricordare le azioni, i pensieri e i sentimenti che ci hanno fatto sentire vivi, non dimenticare i motivi per cui abbiamo combattuto, gli amici che sono andati via, le mani che abbiamo strinto, gli abbracci che ancora non sapevamo che sarebbero diventati oscuri preludi di tempeste. Tenere sempre a mente i momenti stessi in cui abbiamo fatto queste cose, l’energia che si espandeva da esse.  Così facendo, non saremmo migliori, non saremmo più forti, ma forse questo paradossale esoscheletro potrà proteggerci da ciò che ci ostacola, e sarà figlio dell’esigenza di custodire ciò che è importante.
Quando pioverà, non ci bagneremo; quando farà freddo, non tremeremo; e potremo continuare a rincorrere i nostri sogni.
L’equilibrio assoluto ed immutabile è per gli sciocchi e per i superficiali. C’è anche chi preferisce camminare sulla precaria corda del continuo osare, anche se essa sembra non finire mai: perché se cade, è pronto ad assumersi le sue responsabilità  E perché in cuor suo sa che è l’unico modo per non fermarsi mai davvero.
Forse è un modo sbagliato di agire, ma forse è anche l’unico modo che si conosce per andare avanti.

C’è chi preferisce provare a disegnare, invece di limitarsi ad abbozzare.
Adesso il sole sta per sorgere, e mentre qualcuno dorme c’è chi è pronto ad accogliere il nuovo giorno, coraggiosamente impettito e con l’occhio fisso verso l’orizzonte.
Anche se la pioggia imperversa, anche se il vento aggredisce il volto.



domenica 3 luglio 2016

Realmente no.


Sì, i sogni di gloria, le prime file nei comitati che contano, i posti giusti ai quali presenziare. Ma poi ci sono anche i post sbronza dell’idolatria, gli artifici e i raggiri, il sole che non è mai luminoso come te lo ricordi, fino ad arrivare ai figli da prendere sotto scuola e la fila alle poste. Per cui fai quello che vuoi di te stesso, tanto quando stai in piedi di te riesci a vedere solo l’ombra.

martedì 19 ottobre 2010

Focus on: ROCKIN' ROADS!


Lo sapevo che scomparivo per altri due mesi! Sono proprio un balordo!
E’ comunque un dolce ritorno, dato che son qui per presentarvi la mia nuova fatica: si chiama ROCKIN’ ROADS, è disegnata da Giulia Argani ed uscirà a Lucca di quest’anno per la Tunué.
La graphic novel parla di questo ragazzo di nome Davide – ma chiamato da tutti NoDave per via della sua estrema intransigenza, caratteriale e musicale – che si lascia alle spalle un passato problematico trasferendosi a Roma, dove da studente universitario non combina un granché. Si unisce però alla band metal Deconstruction, in cui suona la chitarra e vive una bella storia d’amore con un’altra musicista, Antonella.
La vita sembra lanciarlo sulla breccia, e tutte le cose sembrano dirette verso un solo fine: la realizzazione dei suoi sogni più importanti.
Questo finché da quel passato che – fondamentalmente – non lo ha mai abbandonato e la cui ombra si proiettava su qualsiasi sua scelta non fa il suo ritorno Tea, la persona che, anni prima, aveva segnato la sua vita, nel bene e nel male, rendendolo di fatto ciò che è adesso.
Questo improvviso e inaspettato ritorno ha effetti devastanti nella vita di NoDave e paradossalmente di tutti quelli che gli orbitano attorno, in una sorta di distorto effetto domino.

Questa la presentazione:
Rockin’ Roads parla di musica rock, di scelte, della volontà di realizzare i propri sogni, ma anche dell’importanza che può avere il proprio passato nel prendere alcune decisioni e del coraggio di non farsi condizionare da esso. Sullo sfondo, tantissimi riferimenti alla musica rock e heavy metal, come sentito omaggio a questo genere e a questo movimento. Il libro si rivolge a chi ama i graphic novel introspettivi, oltre che – ovviamente ‐ a chi è appassionato delle varie branche di rock estremo.
In uscita a Lucca 2010. Accattatevillo!

domenica 15 agosto 2010

Ah, è così eh?


Post che scrivo sotto la calura mortale di un Ferragosto in cui davvero si bolle.
Dopo alcuni post riassuntivi di pensieri e cose fatte durante la mia colpevolissima assenza, dalla settimana prossima in poi (se non cambio ancora idea…in certe cose sono proprio una puttana) comincerò a parlare di cosa bolle in pentola per il futuro. Concentrerò quindi l’attenzione sul libro di prossima uscita, sperando che sia tutto di vostro gradimento. Altrimenti, cippa.
Per il resto, ci sono altre cosette, ad oggi ancora in stadio embrionale, che sto valutando di fare… Vedremo come va: certo è che, dopo due libri aventi ad oggetto due storie che, per motivi diversi, volevo raccontare, sulla scorta di una non meglio precisata e insopprimibile urgenza cerebral – passionale, adesso sono come in una fase di “stasi” in cui cerco di capire cosa mi piacerebbe davvero fare.
Senza fretta però, perché son sempre stato del parere che se devi fare una cosa, devi farla nel miglior modo possibile.

lunedì 9 agosto 2010

Omiodio, sono un blogger!


Chiedo scusa a quei quattro morti ammazzati che seguono il mio blog per non aggiornarlo praticamente mai, ma in realtà:
1) Avevo lasciato i biscotti nel forno.
2) Dovevo andare a prendere mia madre.
3) Avevo lasciato mia madre nel forno mentre andavo a prendere i biscotti.

Al di là di queste premesse, suppongo di non avere la forma mentis del blogger, preferisco in genere altri mezzi di comunicazione molto più immediati e tecnologici (tipo i pizzicotti e i fischi quando ti incontro per strada di lontano) e d’altra parte non sono qui per fare polemiche, né per fare una sorta di “caro diario” e nemmeno per guerriglia politica, per cui son venuti meno tre dei motivi principali per cui ci si fa un blog (oddio, in realtà ora un po’ di polemica la sto facendo!).

Ad ogni modo mi sto impegnando ad aggiornare questo spazietto con maggiore celerità, informando su cose bolle in pentola da qui ai prossimi mesi.
Adesso però devo proprio andare. Ehm, i biscotti sono pronti!

lunedì 6 luglio 2009

domenica 5 luglio 2009

Incontro a Reggio Calabria - resoconto. Ed errata corrige.

E’ passata una settimana dall’incontro a Reggio Calabria all’interno del programma Tunuè Maps, per cui credo che sia ora di fare un breve report dell’evento. Chiedo scusa per il ritardo, ma io sono una persona discreta e non amo parlare di me. Uso il blog solo perché un analista costa troppo.

Cazzate a parte, l’incontro è andato molto bene, la gente è accorsa copiosa – chissà perché, forse si aspettava il desaparecido Cao e le sue fred perry, e invece ha trovato il mio brutto muso –, hanno ascoltato i miei deliri, e a fine incontro mi hanno fatto un sacco di domande. E non sul perché fumassi il sigaro.
Per l’occasione sono state mostrate in anteprimissima due tavole del nuovo progetto e pare che abbiano riscontrato feedback positivi, il che ci fa molto piacere.
…Ehm, sì, il progetto nuovo. Ne scriverò presto, prestissimo. Prima di subito!

Per il resto, anche il post incontro è stato divertente. Roberto di Fumettopoli si è confermato un perfetto padrone di casa, rivederlo è sempre piacevolissimo.
Durante la cena ho fatto un altro incontro altrettanto interessante, ma stavolta con il vino del ristorante. Tanto mica guidavo io!

Passando di palo in frasca, è apparsa di recente a tutta pagina un’intervista con il sottoscritto su un noto quotidiano cosentino. Ringraziandoli ovviamente per l’attenzione, mi duole far notare un po’ di imprecisioni qua e là. Eh già, perché io non vivo e lavoro a Roma, e soprattutto è stato difficile convincere i boss che non è vero che scrivo fumetti quando sono al lavoro. Mai detto cose del genere in sede di intervista, eppure sono state riportate.
Ribadisco, va bene così, però alcune inesattezze mi stavano costando il lavoro, ugh.

Penso di aver detto tutto, questo blog funziona in fondo, ancora non sono impazzito!
O almeno così dice il mio piccolo amico invisibile seduto qui accanto a me.

P.S.: A Fumettopoli ho preso una copia di P – HPC di Ausonia. Non l’avevo ancora letto (mea culpa), e adesso non riesco a smettere di farlo. Ritengo sia un capolavoro assoluto, un fumetto che rompe gli schemi del medium classicamente inteso, attraverso una sublime composizione narrativa. Sono letture come queste che, almeno a livello personale, mi riconciliano con la vita.

lunedì 22 giugno 2009

Tunuè Maps @ Fumettopoli (RC) con il sottoscritto


Il 27 giugno, alle ore 16:30, sarò a Fumettopoli a Reggio Calabria per presentare Stupidomondo, nell’ambito dell’evento Tunuè Maps.
Per l’occasione, oltre che del menzionato libro, si parlerà di progetti nuovi e di cose a venire, con (probabilmente!) qualche succosa anticipazione.

Ma soprattutto, ci saranno un sacco di autori famosissimi, italiani e non! Eduardo Risso! Alan Moore! Garth Ennis! Gipi! Marco Corona! Brian Bendis!
…All’interno dei volumi riposti negli scaffali.
Ah, e poi ci sono anche io.

Ad ogni buon conto, se vi capita di passare da quelle parti venite a trovarmi!
Se poi Stupidomondo l’avete già preso, venite lo stesso che mi date qualche dritta per il prossimo fantacalcio.

sabato 3 gennaio 2009

Anno nuovo, as usual.

Un altro anno è spirato, magari è il proverbiale momento di bilanci.
L’anno finisce, giusto, ma questo non spinge automaticamente a resettare tutte le tue abitudini e tuoi pensieri, buoni o cattivi che essi siano.
Così, la città va ad illuminarsi in maniera scoordinata e variopinta, eppure il tuo passo è sempre lo stesso, così come il tuo sguardo distratto dietro la scia di fumo.
Ti rendi conto che il tuo modo di sorridere è sempre quello, da anni.
Fuori puoi ritrovarti a parlare con persone che non vedevi da tempo, notare bizzarre increspature nel loro dialetto, indicative di chissà quali esperienze esotiche (o presunte tali…), con le quali dividere un caffè al bar, zuccherandolo con i soliti luoghi comuni.
Magari però, allo stesso tempo, è stato un anno in cui hai rivisto sorrisi e occhi che non pensavi potessero far più parte della tua vita, con i loro carichi di amarezze, o di piccole gioie.
E la sera ti ritrovi a vedere vecchie foto, dalle quali cogli sfumature alle quali non avevi mai fatto caso, oppure che avevi semplicemente dimenticato.
L’anno finisce, e può succedere di non avere piacere a mettere su un certo disco, come allo stesso modo ami sentire una stessa canzone dozzine di volte, a ripetizione.
Potrebbe essere stato un anno magico o un anno terribile, potresti aver realizzato alcuni sogni o almeno provato a farlo, cosa che a volte è già di per sé sufficiente.
Il susseguirsi dei mesi è sembrato magari monotono, un quattro quarti privo di versatilità, con delle inaspettate accelerate che si alternavano a cadenze più ragionate. Oppure puoi aver assistito ad un anno sabbatico, in cui sei stato mogio mogio ai box a vedere gli altri darsi forsennatamente da fare, o magari hai raggiunto una dopo l’altra le tappe mentali che ti eri individuato in una sorta di percorso mentale. Tante, tante tappe, forse troppe, magari qualcuna anche non tua.
L’anno volge al termine, e forse il suo tramonto disegna sempre la stessa sagoma familiare, mentre ti trovi ancora una volta incapace di dire le parole giuste, la gola arsa dalla incertezza, o dalla determinazione. A volte è la stessa cosa.
Non sai se l’alba di questo nuovo capitolo imposto dai calendari ti renderà migliore, ammesso che sia davvero quello che vuoi.
Sai solo che al suo ergersi, dovresti trovarti ritto in piedi, gli occhi diretti verso un indecifrabile punto dell’orizzonte che conosci solo tu.

(art by Mauro Cao)

venerdì 21 novembre 2008

Mah.





Accostamenti improponibili...Ma interessanti, oibò.