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martedì 10 agosto 2010

Unleashed memories.


Scartabellando nel pc alla ricerca di un pornaz... ehm, di un file contenente un'analisi dottrinale della critica della ragion pura, ho trovato alcuni schizzi che feci tantissimi anni fa per una fanzine o per qualcos'altro (giornale studentesco? Fanzine musicale? Famiglia Cristiana?).
Analizzando il materiale si vede nettamente un artista del pennino in erba. Nel senso che era fatto di hashish e che di lì a poco si è suicidato per la scarsezza.
Però ho deciso di postar qualcosa così almeno ho la scusa per scrivere una cazz...ehm, per aggiornare il blog.

PS: Ci sono anche delle strip divertenti come un macaco putrefatto. Sì sì, devo troppo metterle.

mercoledì 8 luglio 2009

So distant


Passi delicati, come di chi cercasse di verificare se al passo successivo la terra sotto i suoi piedi reggerà; occhi sottili, mobilissimi; un sorriso che è un'aurea valle delimitata dagli zigomi.
L'autunno si è ormai consolidato nel cielo, nell'aria e nei pensieri. Ti sono accanto senza un reale motivo per esserlo, mentre entrambi attraversiamo un viale costeggiato da alberi solo apparentemente molti simili fra loro.
Se ci fermassimo, noteremmo ramificazioni differenti. Qualcuno sarà più folto, altri più diradati. Altezze diverse. In definitiva, nessuno di essi sarebbe uguale all'altro, eppure passandoci frettolosamente ci sembra una simmetrica fila di tronchi in fotocopia.
Al contrario, se sostassimo qui per poco, pochissimo tempo, basterebbe solo qualche attimo per notare le difformità.
Capisci la differenza, adesso?
I nostri passi si interrompono quando qualcosa che non decifro attira la tua attenzione.
Non stiamo passeggiando insieme, siamo due persone che camminano sulla stessa strada.
Capisci la differenza, adesso?
Ti avvicini con dolcezza ad un piccolo arbusto che fuoriesce da una delle crepe di questa strada malconcia, con stupore fanciullesco ti soffermi vicino ad un piccolo fiore sgualcito che spunta nel verde che spacca il cemento. Da qui sembra quasi che tu gli stia saltellando intorno. Mi siedo su una specie di lastra di pietra dal lato opposto, mi osservo i piedi, con le dita delle mani intrecciate. Per qualche secondo non penso a nulla.

Secondo te esistono pensieri sbagliati?

La tua domanda irrompe improvvisa, sollevo gli occhi fino al punto in cui cozzano con i tuoi. Annuso l'aria che mi circonda, facendo volutamente finta di ignorare la metafora. In punta di piedi di fronte a me cammini su un semicerchio che ti sei creata mentalmente.
Ed io, cosa mai potrei risponderti.
Ci sono le decisioni giuste, i meriti che fanno da contraltare alle colpe, i saluti per il momento e i saluti per sempre, le canzoni vecchie e familiari, quelle che abbiamo sentito tre volte e già ci piacciono tantissimo, le persone che parlano troppo e quelle che non sanno che ore sono.
Per ogni parola che scorre nella cascata ci possono essere dozzine di pensieri come corollario.
E col tempo nessuno di essi lo ritrovi come lo hai lasciato.
Capisci la differenza, adesso?
Non c'è una vera risposta alla tua domanda. Qualunque cosa io possa dire sarebbe demagogia.
Forse ti stupisce lievemente questo atteggiamento, ma io ho le mie accomodanti certezze e tu le tue. Nel mio redivivo integralismo, non mi sento tenuto a darti una risposta.
Il cielo sopra le nostre teste è opaco, monolitico e effimero. Ho la sensazione di trovarmi di fronte a una camera che sto per abbandonare e a cui do un ultimo sguardo, prima di spegnere la luce, per una superflua verifica.
Capisci la differenza, adesso?
Ora mi dai le spalle, e so che sei lontana mille chilometri da me. Ma è come se fosse tutto come prima, solo che è tutto diverso, luci che illuminano da una diversa prospettiva, e nel constatarlo non c'è amarezza, non c'è soddisfazione, solo consapevolezza, fredda come il marmo, del tutto insapore. Una manciata di niente è tutto quello che abbiamo.
Capisci la differenza, adesso?
Io sì.

lunedì 6 luglio 2009

sabato 2 maggio 2009

The city burns

Campo visivo opaco. Vista dall’alto.
Ricordi fumosi, ma che causano rabbia ancora ben salda alle pareti del cervello.Parole leggere, ma capaci di schiacciarti contro il soffitto.
C’è stato questo, ma non sembra importargli più.
E il suo sguardo è sempre lo stesso, mentre scende dal treno. Da come arriva all’edicola e con delicatezza sfoglia le riviste e i quotidiani, appare tranquillo, come se non fosse mai stato sul ciglio del fossato, ad osservare un oceano di niente.

Prospettiva frontale. Illuminazione fioca.
Attraversa le strade di sempre, improvvisamente deserte. Entra in un locale, mancante di clientela e di luminosità. Ordina un caffè.
Improvvisamente un pensiero gli balena nel cervello, come se fosse sempre stato lì. Si chiede se anche a lei dispiace, se rimane un residuo di intensità, come polvere che si accumula sul pavimento. Non sa se è così, e il suo cuore si fa un po’ più grigio.

Retrospettiva. Lieve soffio di vento.
Avrebbe voluto chiamare. Sentirsi dare qualche certezza, le minime possibili, per cercare ossigeno in una stanza senza finestre.
Respira lentamente, come se il fiato potesse interrompere il susseguirsi incatenato dei pensieri. Si chiede se infine avesse ragione lei, quando gli stava così vicino che poteva sentire anche il socchiudersi dei suoi occhi, mentre gli sussurrava in un orecchio che il sole tramonta per i sognatori solo per risorgere di nuovo il giorno dopo.
Che tutto sarebbe andato bene, che ogni cosa sarebbe tornata al suo posto, anche se la notte sembra non finire mai, anche se il respiro sembra mancare, anche se la città fa bruciare i nostri cuori.