mercoledì 4 agosto 2010

Black Summer


Cercare l’armadietto dei liquori è impresa assai ardua al buio. L’unica luce che attraversa la stanza proviene dalla persiana scheggiata ma gli sbiaditi raggi lunari non rendono di certo più rapida la ricerca.
L’estate ha colto di sorpresa chiunque stesse pensando ad altro. Improvvisa come il balzo di un grillo, rende più moviolistici i movimenti e ti costringe e bere un Captain Morgan on the rocks, sebbene tu sia un purista del whisky liscio.
Bè, non del tutto. A pensarci bene nemmeno ti piace poi così tanto, il Captain Morgan. Eppure è l’unica cosa che le tue dita cieche han rinvenuto nell’oscuro armadietto. Per cui bevi, centellinando il liquido e facendone accettare al palato l’ostico sapore.
Non è l’unica cosa che devi imparare ad accettare, probabilmente. Anche se hai smesso di chiederti se ne sarai in grado. Di strada ne hai già fatta tanta e si vede, però per uno come te non è mai abbastanza. Non pensi mai ai chilometri divorati, ma pensi a quelli che rimangono da fare. Approccio magari anche lodevole, se non fosse che non hai la più pallida idea di quanto ce ne sarà ancora da percorrere fare e la cosa ti fa chiedere se mai ce la farai. Questo ti porta a voltarti indietro una volta di troppo, e a volte la frustrazione può lasciar posto allo sconforto.
Si potrebbe dire che la vita è scandita dalle conquiste, ma sarebbe una cazzata. Sei convinto che la conquista è solo un episodio, se decontestualizzato da quello che veniva prima e da quello che succederà dopo non ha alcun significato. E tu questo lo sai bene.
Per te la vita la disegnano le guerre, i conflitti. E non solo quelle tracciate con la baionetta o il fucile, quando parli di guerre intendi scontri a tutto tondo, che siano per la libertà della propria terra, per far votare le donne o per sederti sulla poltrona davanti al televisore. Hai sempre ritenuto che i libri di storia contenessero per lo più cronache di guerre, date che hanno portato il mondo in una direzione piuttosto che in un’altra. Quante pagine i libri di scuola hanno dedicato a quella battaglia? E quante invece a quel ritrovato della scienza, a quel vaccino oppure a quella importante innovazione scientifica?
E’ così che va e non deve piacerti per forza. Devi solo accettarlo. Perché se non lo fai vivi nelle illusioni, perché pensarla diversamente ti farebbe affogare con la faccia nella polvere, diventando infine uno sbiadito ritratto di tutto ciò che non vorresti e non dovresti essere.
Non esiste predestinazione, non esistono circostanze convergenti, non c’è nessun filo che lega fra loro gli eventi se non quello che decidiamo noi di creare.
Adesso la notte è piombata completamente su di te. Bevi il tuo Captain Morgan e la bevanda ti rinfresca, ma il ghiaccio ormai sciolto ne ha diluito il sapore, rendendolo irriconoscibile e, se possibile, ancora più indigesto.

lunedì 28 dicembre 2009

Wasting the dawn

Il mio medico, Dott.ssa Follini, sostiene che postare sul blog facilita la digestione.
Io non ci credo mica, ma siccome in questo momento ne avrei davvero bisogno, e - soprattutto - poichè la dottoressa quando indossa lo stetoscopio mi mette in soggezione, posto.



Un bel video, magari un pò vecchiotto, che però in questo periodo dell'anno ci sta sempre. Sarà la neve!

sabato 19 dicembre 2009

Sarebbe Natale


Il Natale è arrivato, come una violenta mannaia sulle nostre teste.
La gente corre da un negozio all’altro, sembrano tanti robottini con la carica. Sopra lo scrosciare della gente sulle strade abbiamo galassie di luci di vario tipo e dimensioni, illuminano tutto il circondario rendendo davvero difficile nascondersi. A me ricorda quando la polizia si mette all’inseguimento di un evaso con riflettori ed elicotteri.
E così, sembra che tutto sia teso a obbligarti ad essere felice. Ti suggeriscono cosa fare, cosa comprare, come sentirti.
E alla fine ci riescono pure: io l’unico regalo che ho preso ce l’ho ancora fra le mani, incerto sul suo destinatario. Sarà per questo motivo che quando sono uscito da dove l’ho comprato avevo l’aria di chi è stato raggirato ma non sa bene come, e si grattugia la testa pensieroso.
Alla fin fine, le feste possono disegnarti un’atmosfera festosa e calda. Ma l’unico calore che ha rilevanza è quello che avverti dentro. Se è presente lo avverti distintamente, e non può essere indotto, o ce l’hai o non ce l’hai.
Questo perché la vita non conosce stagioni, e se una gelida morsa ti avvinghia gli organi, se un piccolo uragano sembra risucchiarti tutto quello che hai dentro non c’è Babbo Natale che tenga.
Così, le scelte non aspettano che tu rimetta nella soffitta l’alberello posticcio. E se prendi quella sbagliata, il regalo che hai scartato alla fin fine potrebbe non essere di tuo gradimento.

martedì 15 dicembre 2009

Ehm.


Oh ma quanto lo uso io questo blog?

Da panico.

mercoledì 8 luglio 2009

So distant


Passi delicati, come di chi cercasse di verificare se al passo successivo la terra sotto i suoi piedi reggerà; occhi sottili, mobilissimi; un sorriso che è un'aurea valle delimitata dagli zigomi.
L'autunno si è ormai consolidato nel cielo, nell'aria e nei pensieri. Ti sono accanto senza un reale motivo per esserlo, mentre entrambi attraversiamo un viale costeggiato da alberi solo apparentemente molti simili fra loro.
Se ci fermassimo, noteremmo ramificazioni differenti. Qualcuno sarà più folto, altri più diradati. Altezze diverse. In definitiva, nessuno di essi sarebbe uguale all'altro, eppure passandoci frettolosamente ci sembra una simmetrica fila di tronchi in fotocopia.
Al contrario, se sostassimo qui per poco, pochissimo tempo, basterebbe solo qualche attimo per notare le difformità.
Capisci la differenza, adesso?
I nostri passi si interrompono quando qualcosa che non decifro attira la tua attenzione.
Non stiamo passeggiando insieme, siamo due persone che camminano sulla stessa strada.
Capisci la differenza, adesso?
Ti avvicini con dolcezza ad un piccolo arbusto che fuoriesce da una delle crepe di questa strada malconcia, con stupore fanciullesco ti soffermi vicino ad un piccolo fiore sgualcito che spunta nel verde che spacca il cemento. Da qui sembra quasi che tu gli stia saltellando intorno. Mi siedo su una specie di lastra di pietra dal lato opposto, mi osservo i piedi, con le dita delle mani intrecciate. Per qualche secondo non penso a nulla.

Secondo te esistono pensieri sbagliati?

La tua domanda irrompe improvvisa, sollevo gli occhi fino al punto in cui cozzano con i tuoi. Annuso l'aria che mi circonda, facendo volutamente finta di ignorare la metafora. In punta di piedi di fronte a me cammini su un semicerchio che ti sei creata mentalmente.
Ed io, cosa mai potrei risponderti.
Ci sono le decisioni giuste, i meriti che fanno da contraltare alle colpe, i saluti per il momento e i saluti per sempre, le canzoni vecchie e familiari, quelle che abbiamo sentito tre volte e già ci piacciono tantissimo, le persone che parlano troppo e quelle che non sanno che ore sono.
Per ogni parola che scorre nella cascata ci possono essere dozzine di pensieri come corollario.
E col tempo nessuno di essi lo ritrovi come lo hai lasciato.
Capisci la differenza, adesso?
Non c'è una vera risposta alla tua domanda. Qualunque cosa io possa dire sarebbe demagogia.
Forse ti stupisce lievemente questo atteggiamento, ma io ho le mie accomodanti certezze e tu le tue. Nel mio redivivo integralismo, non mi sento tenuto a darti una risposta.
Il cielo sopra le nostre teste è opaco, monolitico e effimero. Ho la sensazione di trovarmi di fronte a una camera che sto per abbandonare e a cui do un ultimo sguardo, prima di spegnere la luce, per una superflua verifica.
Capisci la differenza, adesso?
Ora mi dai le spalle, e so che sei lontana mille chilometri da me. Ma è come se fosse tutto come prima, solo che è tutto diverso, luci che illuminano da una diversa prospettiva, e nel constatarlo non c'è amarezza, non c'è soddisfazione, solo consapevolezza, fredda come il marmo, del tutto insapore. Una manciata di niente è tutto quello che abbiamo.
Capisci la differenza, adesso?
Io sì.

lunedì 6 luglio 2009

domenica 5 luglio 2009

Incontro a Reggio Calabria - resoconto. Ed errata corrige.

E’ passata una settimana dall’incontro a Reggio Calabria all’interno del programma Tunuè Maps, per cui credo che sia ora di fare un breve report dell’evento. Chiedo scusa per il ritardo, ma io sono una persona discreta e non amo parlare di me. Uso il blog solo perché un analista costa troppo.

Cazzate a parte, l’incontro è andato molto bene, la gente è accorsa copiosa – chissà perché, forse si aspettava il desaparecido Cao e le sue fred perry, e invece ha trovato il mio brutto muso –, hanno ascoltato i miei deliri, e a fine incontro mi hanno fatto un sacco di domande. E non sul perché fumassi il sigaro.
Per l’occasione sono state mostrate in anteprimissima due tavole del nuovo progetto e pare che abbiano riscontrato feedback positivi, il che ci fa molto piacere.
…Ehm, sì, il progetto nuovo. Ne scriverò presto, prestissimo. Prima di subito!

Per il resto, anche il post incontro è stato divertente. Roberto di Fumettopoli si è confermato un perfetto padrone di casa, rivederlo è sempre piacevolissimo.
Durante la cena ho fatto un altro incontro altrettanto interessante, ma stavolta con il vino del ristorante. Tanto mica guidavo io!

Passando di palo in frasca, è apparsa di recente a tutta pagina un’intervista con il sottoscritto su un noto quotidiano cosentino. Ringraziandoli ovviamente per l’attenzione, mi duole far notare un po’ di imprecisioni qua e là. Eh già, perché io non vivo e lavoro a Roma, e soprattutto è stato difficile convincere i boss che non è vero che scrivo fumetti quando sono al lavoro. Mai detto cose del genere in sede di intervista, eppure sono state riportate.
Ribadisco, va bene così, però alcune inesattezze mi stavano costando il lavoro, ugh.

Penso di aver detto tutto, questo blog funziona in fondo, ancora non sono impazzito!
O almeno così dice il mio piccolo amico invisibile seduto qui accanto a me.

P.S.: A Fumettopoli ho preso una copia di P – HPC di Ausonia. Non l’avevo ancora letto (mea culpa), e adesso non riesco a smettere di farlo. Ritengo sia un capolavoro assoluto, un fumetto che rompe gli schemi del medium classicamente inteso, attraverso una sublime composizione narrativa. Sono letture come queste che, almeno a livello personale, mi riconciliano con la vita.